Carciofo

Valori nutrizionali per 100 g di prodotto
Calorie  22 Kcal
Colesterolo   mg
Acqua  84 g
Proteine  2,7 g
Grassi  0,2 g
Carboidrati  2,5 g

Come attestano gli scritti di alcuni autori antichi (De Rustica di Columella e Naturalis Historia di Plinio), il carciofo (Cynara scolymus) era già conosciuto all'epoca dei Romani. Notizie più certe sulla sua coltivazione in Italia risalgono al XV secolo, quando dalla zona di Napoli, dove era stata introdotta da Filippo Strozzi, la coltura del carciofo si diffuse in Toscana (Caterina dei Medici ne fu una grande consumatrice) e, successivamente, in molte altre regioni.

La coltivazione  

A livello mondiale, questa coltura si estende su una superficie di oltre 100.000 ettari, da cui si ottiene una produzione pari a circa 1.200.000 tonnellate. I paesi dove la coltura del carciofo è più diffusa sono Italia (52.000 ettari), Spagna (28.000), Francia (15.000), Grecia e Marocco (5.000 ciascuno). In Italia la produzione si attesta sulle 600.000 tonnellate; le regioni più importanti per questo prodotto sono Puglia, Sicilia, Sardegna, Lazio e Toscana. Le cultivar più diffuse in Italia sono Violetto di Toscana e Violetto di Catania per quanto riguarda il tipo "violetto"; Campagnano, Castellammare e Macau per il "romanesco"; Carciofo di Palermo, Spinoso Sardo e Masedu per il tipo "spinoso".

Le caratteristiche  

Appartenente alla famiglia delle Composite, il carciofo è una pianta erbacea poliennale, provvista di rizoma sotterraneo, dalle cui gemme si sviluppano fusti ramificati. Il fusto, alto da 50 a 150 centimetri, a sezione circolare, è eretto ed ha ramificazioni che portano, all'apice, un'infiorescenza a capolino, detta calatide. I fiori sono di colore azzurro-violaceo, mentre il frutto è un achenio di forma oblunga e colore grigio-bruno. Il carciofo detesta l'umidità, come pure le temperature inferiori ai 4-5 gradi, richiede un clima mite e, per quanto riguarda i terreni, predilige quelli profondi, di medio impasto, ben drenati e neutri. Per le notevoli cure colturali che richiede, il carciofo è una specie da rinnovo, miglioratrice, e può, quindi, precedere o seguire cereali ed altri ortaggi.

Consumo e conservazione  

Grazie ad una particolare sostanza (la cinarina) contenuta nelle foglie, nello stelo e nell'infiorescenza, il carciofo svolge un'azione benefica sulla secrezione biliare, favorisce la diuresi renale e regolarizza le funzioni intestinali. Sembra inoltre efficace nella cura dell'orticaria e di alcune forme eczematose cutanee, oltre che possedere virtù afrodisiache. Per la presenza di composti vitaminici, infine, riduce la permeabilità e la fragilità dei vasi capillari. In cosmesi, il succo svolge un'azione bioattivante, vivificante e tonificante per la pelle devitalizzata e foruncolosa. Ricchi di sodio, potassio, calcio, fosforo, ferro, proteine e vitamine, i carciofi possono essere cucinati in svariati modi: alla romana, alla giudia, alla siciliana, fritti, solo per citare alcune delle ricette più conosciute. Quando sono giovani e teneri, invece, è consigliabile mangiarli crudi, tagliati a fettine, conditi con olio, limone e qualche fogliolina di menta. Una volta cotti, i carciofi si conservano male e devono, quindi, essere consumati entro breve tempo. In frigorifero, con una temperatura di 0-1 °C ed un'umidità relativa del 95%, i carciofi si possono conservare per 30 giorni.

Fonti:

Istituto Nazionale della Nutrizione
www.conerpo.com

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AVVERTENZA: Le informazioni contenute nella scheda presente sono fornite solo a scopo educativo. Non si intende fornire suggerimenti per diagnosi o trattamento di malattie.